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Prato e la masseria

una storia millenaria

storiaLa contrada Prato compare per la prima volta in una pergamena datata 31 marzo 1065, nella quale sono indicati i territori di proprietà dell’Abbazia della Matina. Nel documento sono citati come benefattori il duca Roberto della famiglia Altavilla (conosciuto con l’appellativo di Guiscardo) e la moglie SiKelgaita, i quali cedettero al monastero “rusticos qui habitant in vico qui vocatur Pratum, cum omnibus pertinentiis”, cioè i contadini che abitavano nel villaggio chiamato Prato con tutti i loro averi.
Di seguito vengono elencati i nomi dei proprietari: Giovanni Pungicaballo, Manso Cumposto, Papa Urso, frate Giovanni Dimidio, Giovanni Maimone, Giovanni de Presbita e suo fratello Nicola, Basilio Trestareno, Niceta Maglio, Nicola Tabulario, Leone di Mantinia e suo fratello Urso, Cristoforo, Teodoro, Giordano, Pietro, Giovanni, Stefano Banbaci, Nicola Saci, Ursino Fiore, Nicola figlio di Mazerello, Simeone, il presbitero Giovanni e suo fratello Nicola Scarano, Pietro Gazzaneo, Giovanni Brancella.   Alcuni di questi cognomi esistono ancora inalterati o con qualche piccola differenza nella zona o in centri viciniori (Papa, Fiore, Cristofaro, Scarano, Gazzaneo, Frangella).
Come appare dai nomi, molti di origine greco-bizantina, dal numero delle persone e dalla funzione sociale di alcuni di loro, Prato era un villaggio abbastanza importante per quei tempi e certamente ognuno dei personaggi sopracitati aveva libera disponibilità di una porzione più o meno estesa del territorio com’era in uso nel periodo bizantino.
L’arrivo dei Normanni sconvolse l’assetto economico-sociale di queste terre, che passarono in un sol colpo con tutti i suoi abitanti nelle mani della Chiesa. Non sappiamo se ci furono reazioni da parte dei Pratesi, ma c’è da supporre che il timore di ribellioni doveva essere grande visto che sullo stesso documento venivano previste sanzioni pecuniarie, scomuniche  e maledizioni eterne a chi avesse osato eccepire o contrastare in qualsiasi modo le donazioni suddette.
Non è escluso che all’origine di un episodio riportato nella Cronistoria di Salvatore Cristofaro, un sacerdote vissuto nell’Ottocento, ci siano sentimenti di odio atavico da parte dei Pratesi nei confronti dei loro padroni. Era accaduto che, avendo uno dei monaci cistercensi della vicina Abbazia abusato di una giovinetta del luogo, gli abitanti di Prato decisero di lavare l’affronto vendicandosi sull’intera comunità. In occasione di una festa religiosa la strada che i frati avrebbero percorso e addirittura la piccola chiesa in cui si sarebbero riuniti furono minati e fatti esplodere, provocando la morte di molti di essi. Non sappiamo quanto ci sia di vero nell’asserzione del Cristofaro: “Gli abitanti del villaggio cercarono rifugio in altri casali, pr sfuggire l’ira dell’ordine che in allora era potente per ricchezza e per giurisdizione”, ma è certo che intorno al 1650 il monastero fu soppresso o abbandonato, mentre Prato continuò ad essere uno dei territori privilegiati per la qualità e la quantità di produzioni agricole.
L’attuale Masseria Perugini sorse nell’antico centro abitato della contrada Prato, quindi nella zona che possiamo definire storica, perché un tempo qualunque sorta di costruzione, compresi ruderi, pietre, residui fittili, strumenti e attrezzi, venivano recuperati per nuove costruzioni e a nuovi usi.

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